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8 luglio 2014

Diario di un Seduttore - Recensione -

Johannes e Cordelia sono i protagonisti di questo estratto filosofico intitolato "Diario di un Seduttore" tratto dal famoso AutAut di Kierkegaard. La trama è abbastanza banale se non fosse per la spiccata intelligenza del protagonista che ci induce a continuare la lettura. Anche se la protagonista femminile è sporadicamente presente e poco sviluppata, la controparte maschile riesce comunque a offendere il suo essere donna prendendo in considerazione la femminilità solo nel senso puramente fisico. Non trattandosi però di un romanzo ma appunto di un trattato filosofico possiamo sorvolare sulla trama e la storia per concentrarci sul pensiero e le convinzioni del suo ideatore.
Secondo Kierkegaard il modo d'essere proprio dell'uomo è l'esistenza che a sua volta è sinonimo di possibilità e scelta: l'essere umano esiste perchè costantemente sceglie. L'esistenza viene percepita come una successione di alternative che fanno parte della sua natura per questo motivo l'uomo in quanto esiste sceglie. L'autore ci spiega la sua filosofia esistenzialista mostrandoci le tre scelte di vita che l'uomo può compiere: vivere da esteta nella continua ricerca del piacere, vivere una vita etica dedicandosi alla morale convenzionale e vivere una vita puramente religiosa che rappresenta l'unica scelta possibile per chi vuole realizzarsi pienamente.
Il libro in questione tratta il primo stadio, ovvero quello estetico. L'esteta è un seduttore che vuole costantemente vivere nell'attimo, nel momento ricercando una fonte di piacere che però svanisce ogni qual volta il desiderio viene esaudito. L'immagine dell'esteta ci viene descritta come se egli fosse un cacciatore paziente che osserva la propria preda per non sciuparla e per riuscire a godere di lei al massimo attendendo il momento opportuno per attaccare. La sua elegante figura riesce a manipolare ogni situazione a suo favore grazie al fascino che emana lasciando le sue povere vittime in uno stadio confusionale. Il suo non è un godimento puramente carnale ma soprattutto spirituale ed intellettuale. L'esteta è diverso dal volgare seduttore perchè quest'ultimo cerca solamente di soddisfare i propri istinti animali, mentre l'esteta è molto più subdolo in quanto vuole nutrirsi soprattutto "dell'anima" delle sue vittime per poi cancellarle dalla sua esistenza.
Secondo Kierkegaard questo tipo di vita prima o poi diventerà insufficiente, monotona e senza senso manifestando così i primi sintomi della disperazione che ha sempre abitato nell'esteta. La costante insoddisfazione che ha portato a questa scelta di vita mostrerà ciò che essa è realmente: un illusione.
Questo è ciò su cui ci vuole far riflettere il filosofo: egli ci descrive minuziosamente, per mezzo di un diario, le fasi di corteggiamento dell'esteta Johannes a scapito della povera Cordelia per farci provare un senso di disgusto nei confronti di questo particolare stile di vita. Nelle opere estetiche di Kierkegaard egli sottolinea sempre come i fascinosi esteti debbano in realtà essere un esempio da  evitare totalmente, ma la sua scrittura persuasiva ci porta a provare sentimenti quasi contrari alle sue aspettative e, anzi, qualche volta sembrerebbe che egli per primo abbia provato i piaceri di cui parla. Potremmo ipotizzare che in quanto filosofo e "studioso della vita" egli avrebbe potuto sperimentare tale tipologia di esistenza alla pari di uno scienziato che sperimenta le proprie teorie, oppure semplicemente potrebbe essere caduto in tentazione per poi pentirsi di tale scelta e rivolgersi verso una variante più casta, alcuni vociferano sulle somiglianze tra il testo e la sua vita privata con Regina Olsen ma non ci sono prove tangibili per poter affermare con sicurezza tali supposizioni.
Il filosofo danese era un uomo afflitto da una grande malinconia, introverso e strambo ma molto intelligente e brillante, come spesso capita in questi casi, ed è anche questo uno dei motivi per cui non possiamo parlare di autobiografia ma avvicinarci a questo testo attreverso le volontà del suo stesso autore.

- Valheesy -

27 maggio 2014

Fuori Scena - Recensione -

Gina Lagorio è uno degli esempi più raffinati di letteratura di genere in Italia, la sua costante ricerca della conoscenza ci ha potuto offrire una moltitudine di opere tra poesia, narrativa, teatro e critica.
I suoi romanzi affrontano la quotidiana drammaticità della vita con temi quali il rapporto madre - figlia, l'amore per la terra natia delle Langhe e un naturale bisogno di autoanalisi su temi esistenziali come la morte, l'amore e la continua ricerca della verità. 
"Fuori Scena" è un romanzo del 1979 dove la nostra scrittrice fa ampio sfoggio delle sue abilità e della sua scelta stilistica.
La protagonista Elena è un'attrice di successo fidanzata con Marco, un amante egoista e infedele, con cui condivide una casa assieme anche alla figlia Nora, nata dopo un matrimonio fallito.
Elena ha vissuto la sua infanzia a Cherasco, dove ritornerà per sfuggire alla frenetica ma noiosa vita di Roma, e dove incontrerà il suo caro amico Dino.
L'amore sarà una costante drammatica di questo meraviglioso libro con la quale l'autrice, attraverso la protagonista femminile Elena, ci condurrà per mano in un vortice di riflessioni atti a far riflettere a sua volta il lettore stesso sulla vita e le sue emozioni.
Elena a Roma vive come se continuasse un'infinita recita, tutto intorno a lei le sembra falso e informe, anche la sua salute sembra voler contribuire ad alimentare questo caos. L'attrice così decide di tornare a Cherasco, il suo paese natale. Una nuova Elena fiorisce tra i ricordi della sua infanzia condivisi con Dino, il suo più caro amico alter ego dell'amante Marco. L'aria del paese sembra aver installato un barlume di giovane speranza nel cuore della bella Elena: migliora il rapporto con sua figlia Nora e pian piano si convince della falsità del sentimento condiviso con Marco.
Elena percepisce che quel viaggio ha cambiato qualcosa in lei, il paese della sua giovinezza è l'emblema della sua felicità. Nella terra natale, nella solidità delle sue radici la protagonista ha potuto trovare l'ispirazione per cominciare il viaggio verso la sua felicità più intima. Per Dino invece il paese resta simbolo di conservazione e difesa contro il progresso e nido di ricordi vecchi, stanchi quanto se stesso. Elena sfrutterà l'essenza del paese per ringiovanire e accedere al segreto dell'esistenza, della verità e del divino, mentre Dino resterà chiuso in una filosofia deleteria di morte.
Il titolo "Fuori Scena" si tramuta facilmente in una metafora che porta la protagonista ancora fragile fuori dal mondo fasullo del teatro e della mondanità trasportandola alle sue origini come donna forte e cosciente di sè.
Gina Lagorio è brillante nella sua scrittura chiara e concisa con cui riesce a descrivere argomenti così astratti come i sentimenti. Il vero protagonista del romanzo, infatti, è proprio il sentimento concepito come quel soggetto che che ci fa sentire, percepire il nostro essere vivi.
L'amore per le proprie origini come memoria costante di sè, il rapporto madre - figlia prima amaro poi dolce e il sentimento sofferto e dolorante di due amanti sono la malinconica cornice di "Fuori Scena" che rendono questo testo un romanzo pieno e completo.

- Valheesy -

2 maggio 2014

Il Potere e La Gloria - Recensione -

Il torrido Messico degli anni '40, la libertà di esprimere il nostro essere e le scelte che la vita ci costringe a fare sono i temi principali di questo dramma.
L'afa soffocante e un sole spietatamente caldo fanno da sfondo a Il Potere e La Gloria di Graham Greene dove impareremo ad amare un prete che si confronterà con il suo essere uomo e con una guerra che, prima di essere sociale e politica, è privata e spirituale. Il percorso di una persona altamente religiosa caduta nella tentazione dei vizi che ci accolgono ogni giorno: la lussuria e l'alcool sono i peccati che tormenteranno il Padre dell'acquavite. la particolarità di questo personaggio sta proprio nella sua umanità, come Gesù si è fatto uomo anche il prete cade nelle debolezze tipiche della nostra natura, debolezze che però lo rendono più vero di molti altri clericali. Non tutti amano il passato deprorevole di quest'uomo, tutti gli puntano il dito contro, ma quando anche l'ultimo prete avrà lasciato la sua fede sarà lui l'unico a poter confessare l'anima del prossimo corpo morente. Viene accolto nei villaggi mentre scappa da una realtà che non lo vuole, ma incontrerà Giuda colui che tradirà la sua fiducia. Il meticcio dai canini sporgenti è un personaggio importante che farà riflettere ancora di più il protagonista sul suo cammino terreno e spirituale, anche la figlia sicura di sè e disinibita farà tribolare le sue notti insonni. 
Il mondo di Greene è un mondo senza Dio dove ogni buon uomo è abbandonato a se stesso senza perdoni o redenzioni ma in balia dei peccati e del senso di colpa. Leggere questo libro significa guardare e capire il percorso religioso di un umile cristiano, aprire gli occhi difronte alla spietata realtà della dittatura come sinonimo di assenza di libertà e vedere realmente la fine di ogni cosa perchè nessuno capisce meglio la morte di chi la guarda in faccia ogni giorno.

- Valheesy -

20 marzo 2014

La Morte di Ivan Il'ič - Recensione -

Una delle opere più significative di Lev Nikolaevic Tolstoj è questo magnifico racconto breve che testimonia la crisi spirituale dell'autore con la quale egli si avvicinerà al cristianesimo.
Il protagonista Ivan Il'ic è un perfetto esempio della classe media: di buona famiglia con un lavoro ben retribuito e rispettabile, padre di due bei figli ben educati e marito di una moglie esemplare. La sua vita procede come deve senza mostrare a occhi indiscreti i piccoli litigi di famiglia che dimostrano la realtà dell'instabile matrimonio. Ivan prosegue la sua carriera arrivando all'apice della sua vita coniugale e lavorativa con un buon reddito, una bellissima casa e una figlia pronta a sposarsi, ma non è questa la felicità. Il protagonista buon padre di famiglia si distaccherà sempre di più dalla sua vita familiare per rifugiarsi nel suo lavoro, finchè una brutta e spiacevole malattia non lo colpirà all'improvviso. 
Il vero personaggio principale di questa storia è proprio la morte, l'autore ci dona questo racconto come testimonianza di una riflessione personale su questo delicato e inevitabile tema. Ivan passerà il resto dei suoi giorni a riflettere sulla sua vita che fino a poco tempo prima sembrava giusta e perfetta, vissuta in maniera impeccabile seguendo le regole morali di ogni buon borghese. 
"Caio è un uomo, gli uomini sono mortali, Caio è mortale" cosa rende Ivan diverso da Caio? La morte diventa così una conseguenza logica del suo essere umano, il nostro protagonista ogni giorno di più diventa consapevole del suo dolore e della sua fine. Odia tutti: dai dottori ai colleghi alla sua famiglia perchè vede in loro il riflesso della menzogna che è stata la sua vita. I dottori usano le stesse frasi fatte che il suo lavoro di giudice lo obbligava ad usare, la sua famiglia soffre ad ogni suo lamento non per pietà, non per benevolenza ma per l'unico fastidio che un lamento possa dare. 
La vita da quando ha inizio ci attrae sempre di più alla morte, come la gravità ci attrae sempre di più al punto più basso, Ivan ha solo pochi ricordi felici e tutti risalgono all'infanzia quando ancora vedeva quel barlume di luce, di vita. Dopo quella luce la vita si tinge di nero, più ci si avvicina al presente e quindi alla morte più quel nero si infittisce finchè non arriva la pace che solo la morte può donare. Così Tolstoj ci illustra il ciclo vitale dell'essere umano, e così il nostro autore ci mostra che solo coloro che vivono la vita hanno il privilegio di morire la propria morte, gli altri, gli Ivan Il'ic devono conquistarselo.

- Valheesy -

11 marzo 2014

Nomadi Del Nord - Recensione -

Amante del grande Nord America ancora incontaminato dall'urbanizzazione, James Oliver Curwood segue la linea avventurosa di Jack London, creando uno stile che si avvicina al poetico.
Nomadi del Nord o Nomadi Nel Grande Nord è un libro che racchiude in sè le maggiori scelte narrative dell'autore: tra le parole di questo testo traspira l'amore per il mondo naturale e primitivo, un ambiente che non segue la mano divina del creatore ma che segue solo il suo istinto, l'istinto di madre natura.
Neewa e Miki sono rispettivamente un orso e un cane, protagonisti di una storia delicata che racconta la loro forte amicizia: incontreranno moltissimi ostacoli durante il loro viaggio, ma le loro strade non si divideranno mai completamente grazie alla forte determinazione che li accomuna e che li guiderà durante il cammino della vita.
L'originalità di questo romanzo sta proprio nella scelta dei personaggi, non saranno gli uomini a combattere le piccole battaglie di ogni giorno, ma saranno due animali che difficilmente avrebbero potuto diventare compagni di vita. L'autore riesce perfettamente a mantenere viva la realtà delle vicende, anche se un animale non può parlare e non può capire certi gesti umani, Curwood ci fa entrare nella mente dell'orso e del cane provando a interpretare ciò che loro sentono senza cadere nell'impossibile o nel banale. Oltre a descriverci la bellezza incontaminata del Canada, lo scrittore aggiunge molti vocaboli di una lingua poco conosciuta: quella dei nativi americani, una minoranza etnica distrutta dal potere dei bianchi a cui il nostro autore è rimasto molto legato.
Questa commovente storia a lieto fine è inoltre una metafora legata alla vita: ci ricorda che esistono sentimenti puri di cui, noi esseri umani, dimentichiamo l'esistenza. L'amicizia, l'amore, la felicità e la gioia sono emozioni che diamo per scontate ma ciò non vale per i nostri amici Neewa e Miki.

"... se con la vostra canoa percorrete il fiume Pas, andate dritti a nord e risalite il Rat River o il corso d'acqua del Grassberry, e, scendendo il Reindeer River, costeggiate il lato orientale del lago omonimo, giungerete presto a Cochrane e al Posto di Ritrovo del Lago Bain, che è una delle regioni più belle di tutto il Canada del Nord. Lì, trecento fra Indiani, Meticci e Canadesi andavano a vendere le pellicce. E fra loro non c'era uomo, donna o bambino, che non conoscesse la storia di Neewa, l'orso addomesticato del Lago Bain, il favorito dell'Angelo Bianco, così come tutti chiamavano la moglie del capo del Posto L'orso portava un collare ben lustro e vagabondava a suo agio in compagnia di un gran cane; però, siccome era diventato grosso e grasso, non si allontana mai molto dal Posto. Una legge, rispettata da tutti, imponeva che non si dovesse molestarlo o fargli male e che nessuna trappola per orsi dovesse essere piazzata a meno di cinque miglia dai magazzini della Compagnia. Al sopraggiungere dell'inverno, epoca in cui gli orsi vanno in letargo, Neewa si rintanava in una caverna profonda e tiepida, scavata apposta per lui sotto i magazzini della Compagnia. Ma ogni giorno, al cadere della notte, Miky, il cane suo amico e compagno, scendeva e andava a dormire in sua compagnia."

- Valheesy -



19 febbraio 2014

La Morte ha Freddo - Recensione -

Phoebe Maybury vive con due amiche nella sua tenuta circondata da una bellissima campagna inglese. La vita per le tre donne non è semplice, vittime di razzismo e discriminazioni cercano la tranquillità rinchiudendosi nella fortezza di Streech Grange. Purtroppo la sfortuna continua a perseguitarle quando il giardiniere Fred ritrova nella ghiacciaia un cadavere in decomposizione...
Vincitore del premio John Creasey nel 1992 come miglior opera prima, La Morte Ha Freddo di Minette Walters è un giallo intrigante e ben sviluppato che, purtroppo, è stato sottovalutato dal mercato italiano.
Il paesino dove vivono Phoebe, Anne e Diana è un luogo che ospita cittadini bigotti e inclini a farsi persuadere dalle maldicenze; le tre donne rappresentano ciò che è diverso e controcorrente, vivono da sole e sono divorziate con dei figli ormai abbastanza grandi da poter vivere per conto loro, così vengono eticchettate come "streghe" e "lesbiche". I paesani vedono ciò che vogliono vedere, per questo le protagoniste non perdono tempo a convincere gli altri di non essere come vengono descritte, anzi, giocano con loro senza né smentire né confermare le loro ipotesi.
Phoebe venne perseguitata quando dieci anni fa suo marito scomparve, le prove della sua morte non furono mai rinvenute ma tutti pensano che sia lei l'assassina. Diana e Anne si presero cura di lei e la aiutarono ad affrontare la situazione, mentre la polizia e gli abitanti del paese la coprivano di insulti e bisbigli sgradevoli.
Il profilo psicologico dei personaggi che popolano il romanzo è ben delineato, anche di coloro che compaiono raramente. La trama ingrana molto bene, rapisce il lettore che cerca di trovare una falla e di risolvere il caso, ma l'autrice ci stupirà con dei fantastici colpi di scena.
Un giallo a cui non manca niente: è intelligente ricco di atmosfere gotiche, descrizioni vivide, intrecci, suspance e un particolare disprezzo per lo sciovinismo maschile che esalta l'opera nella sua unicità.

- Valheesy -
 

17 febbraio 2014

Il Maestro e Margherita - Recensione -

Il Maestro e Margherita di M. Bulgakov è un romanzo senza etichette: filosofia, amore, fantasia, religione e critica sociale sono il mix di argomenti che lo rendono così unico.
Si divide in due parti: la prima narra le vicende di Satana e la sua combriccola di strani personaggi. La confusionaria compagnia metterà a soqquadro le fragili menti dei moscoviti rovinando così l'ordine pubblico della russia comunista e la reputazione dei personaggi più importanti della città.
La seconda parte riguarda la storia di Margherita e del suo grande amore, il maestro. Anche lei avrà l'onore di incontrare il diavolo in persona, anzi sarà proprio lui a dare una seconda possibilità all'amore proibito nato tra i due.
Il diavolo di Bulgakov non è una grossa bestia rossa, maligna e con due paia di corna, al contrario Woland ha sembianze umane, uno spirito calmo e saggio che riesce a vincere ogni discorso usando la più fine dialettica. Egli spoglia l'anima di chi lo incontra e sa punire i furfanti della città usando i suoi "trucchi" di magia; inoltre non è un antagonista di Dio, anzi, potremmo definirlo un suo complice.
Il maestro è una persona introversa e solitaria vittima del regime stalinista. Colpito dall'amore per una donna sposata, il mistero che lo circonda resterà vivo per sempre, non conosceremo mai il suo nome e nemmeno il suo passato perché la vita del maestro ebbe inizio con l'amore per Margherita. 
Margherita è una donna forte, bella e intelligente, non ha mai conosciuto la felicità finché i suoi occhi non si sono posati su di lui.
Il popolo moscovita e i vari personaggi citati sono tutti bravi
cittadini che lottano contro Woland, cercano di smascherare i suoi trucchi, i suoi servitori e le sue parole anche a costo di essere trascinati in clinica per pazzia. Ma l'unico vincitore, l'unico che ha compreso la grande verità che, solo il diavolo sa perché l'ha assistita in prima persona, è il maestro. Sarà l'intelligenza ad essere premiata, la furbizia, l'intuizione che solo lui è riuscito ad avere anche se mai avrebbe potuto vederla con i suoi occhi. Ma questa sua grande genialità sarà anche la sua stessa rovina che lo trascinerà ai piedi del manicomio, colui che porta la verità alla luce verrà maledetto con una morte simbolica: rinchiuso in clinica il suo talento di scrittore verrà fermato. Ecco che il maestro diventa in qualche modo un alterego di Gesù, o Jeshua Hanozri come nel libro del Maestro, un ribelle agli occhi di tutti ma non agli occhi dei suoi discepoli. Il romanzo scritto da lui stesso su Ponzio Pilato e il processo al filosofo Jeshua Hanozri si intreccia con la storia del Maestro e Margherita, e proprio come il Messia anche lui troverà i suoi accoliti.
La responsabilità verso la verità, la potenza del pensiero e dello spirito in un epoca di prigionia e il rapporto tra bene e male sono degli aspetti fondamentali trattati nel romanzo dello scrittore russo. Fin da subito ci accorgiamo che questo libro è stato influenzato dal Faust di Goethe sia per gli argomenti che vengono alla luce, sia per l'epigrafe tratta da una famosa frase dell'opera.
Una profonda allegoria religiosa che si trasforma in satira politica accompagna le vicende di Woland, Azazello, Korov'ev e Behemot; ma soprattutto balza agli occhi la pungente denuncia nei confronti dell'élite letteraria del MASSOLIT composta da mediocri poeti e finti intellettuali. L'unico membro del MASSOLIT che riuscirà a sfuggire da questa pomposa illusione è Ivan Bezdomnyj, un poeta autore di cattivi versi che smetterà di fare ciò che non sa fare e si legherà spiritualmente al Maestro. Oltre alle vicende del discepolo Ivan, lo scrittore ci impartirà un'altra lezione propedeutica mostrandoci come la mano umana abbia modificato le origini del cristianesimo.

Un libro indubbiamente difficile e complesso ma immancabile nelle librerie degli amanti della letteratura russa.

- Valheesy -

21 gennaio 2014

La Verità Sul Caso Harry Quebert - Recensione -

Marcus Goldman è un giovane autore di romanzi che, dopo aver subito il fascino della fama grazie al suo primo libro, inciampa nel temuto blocco dello scrittore. Non sapendo come risolvere la situazione contatta il suo ex professore, mentore e amico Harry Quebert e lo raggiunge nella sua residenza ad Aurora nel New Hampshire. Marcus per puro caso scoprirà l'inopportuna e strana relazione che nel 1975 unì un Harry trentaquatrenne e una graziosa quindicenne scomparsa da più di trent'anni: Nola Kellergan.
La Verità Sul Caso Harry Quebert di Joël Dicker è un romanzo che ha fatto molto parlare di sè sia per i premi vinti ( Grand Prix du roman de l'Académie Française 2012 e Prix Goncourt des lycéens 2012 )e la trama incalzante, sia per il suo autore che, un pò come Marcus Goldman, si ritrova giovane e famoso.
Il libro ha delle ottime qualità e molto potenziale ma, come già affermato, lo scrittore è giovane e in molti punti possiamo riscontrare la mancanza di esperienza della sua penna. In alcuni tratti della storia troveremo i classici banali errori come ad esempio la facilità con cui la polizia e gli investigatori rivelino l'andamento delle loro ricerche lasciando carta bianca al nostro protagonista, oppure come, con la medesima facilità, i vari personaggi si confidino con un perfetto sconosciuto dopo aver mantenuto il proprio segreto per anni.
Il secondo punto debole riguarda i dialoghi e l' evoluzione dei personaggi troppo stereotipati. La signora Goldman e in generale le donne del libro, eccessivamente apprensive e sentimentali, si preoccupano quasi esclusivamente di bisogni materialistici e superficiali. Marcus e Harry ostentano a un'immagine di scrittore bello, sapiente, avvenente e sportivo e i dialoghi degli innamorati sono privi di spessore: si presentano mielensi e troppo perfetti. Insomma manca un pò di quel realismo che ci si aspetta da un giallo.
Il romanzo però contiene anche molte qualità a partire dalla
trama originale che ci trascina in un vortice di suspance tra una storia d'amore alla "Lolita" e un delitto che porterà a galla i segreti di una calma cittadina del New Hampshire dove la criminalità è talmente bassa che i suoi abitanti non usano mai le chiavi delle proprie abitazioni. Inoltre il nostro autore usa un linguaggio e uno stile che rende il tutto molto scorrevole ai nostri occhi attraverso un io-narratore che prende in considerazione i punti di vista di diversi personaggi. La cronologia dei capitoli che va dal 31 all'1 e la mini guida per aspiranti scrittori è una costante caratteristica del testo di Dicker che aggiunge creatività alla sua opera. Altro punto fondamentale è l'ingegnosità dello scrittore che, costruendo un libro nel libro, intreccia la trama principale con quella secondaria di Marcus Goldman salvando così la reputazione del suo migliore amico Harry Quebert e della piccola Nola Kellergan attraverso lo stesso libro che il lettore si trova tra le mani.
Le banali manovre di marketing ormai hanno raggiunto anche il mondo dei libri e forse questo romanzo ha avuto la sua dose di fortuna ma sicuramente le virtù di Joël Dicker non sono da sottovalutare.
 
- Valheesy -



22 dicembre 2013

Il Marchio del Diavolo - Recensione -

Una giovane archeologa fatta suora dopo un'aggressione che quasi le costò la vita, viene rincottatata dal Vaticano per riprendere in mano gli studi intrapresi tempo prima sulle catacombe di San Callisto. Scoprirà una bizzarra e inquietante serie di omicidi e profezie atti da una setta molto antica e malvagia....
Il Marchio Del Diavolo di Glenn Cooper è un thriller dalle note semplici, molto scorrevole e a tratti prevedibile ma che accompagna il lettore tra informazioni storico - artistiche verosimili.
Il romanzo è strutturato in tre periodi storici : la Roma e la Slovenia dei nostri giorni, La Roma antica e l'Inghilterra del XVI secolo, in questi favolosi luoghi potremmo conoscere i protagonisti storici del tempo da un punto di vista diverso da quello scolastico. Christopher Marlowe e Nerone sono alcuni dei personaggi che incontreremo. Il libro scarseggia di originalità soprattutto in questo periodo dove il thriller a sfondo storico è diventato un fenomeno di massa, ma anche se le vicende di questo tipo ormai non sono più una novità, la nostra curiosità viene sempre sollecitata dalla moltitudine di nozioni storico-artistiche che caratterizzano questo genere. Il nostro autore è già conosciuto per altri suoi best seller soprattutto per il suo esordio con "La Biblioteca dei Morti" nel 2009. 
Consiglio questa lettura a chi preferisce leggere qualcosa di semplice ed immediato.

- Valheesy -

3 dicembre 2013

Survivor - Recensione -

Tender Branson è l'ultimo dei Creedish, una comunità religiosa che scompare in seguito a un suicidio di massa, ed è anche il protagonista della nostra storia. Tender vivrà una nuova vita in un mondo dominato dai mass media e dalla superficialità a lui sconosciuto: il nostro. Impegnerà il suo tempo dedicandosi meticolosamente ai lavori più strampalati finchè diventerà un "profeta" moderno, un predicatore di massa. La sua vita continua tra programmi televisivi e futili libri che promettono di rivelare il segreto della felicità ma Tender scoprirà qualcosa sul suo passato che non immaginava.
Survivor di Chuck Palahniuk è un ennesimo successo pieno di azione, suspance e satira intelligente che ci terrà incollati alle sue pagine. Si presenta come un conto alla rovescia da pagina 289 a pagina 1 mentre il nostro protagonista racconta tutta la sua vita alla scatola nera dell'aereo che sta dirottando, una trovata che rende questo romanzo unico. Come sempre il nostro autore ci stupisce e ci stravolge grazie alla sua originalità che non cade mai nel banale e grazie alla denuncia che rivolge alla nostra alienante società moderna. Certo non è una novità il tema trattato, ma ogni volta con qualche sfumatura diversa riesce a farci innamorare, una cruda realtà quotidiana intrecciata ad un'insolita vita. Il romanzo è stato scritto nel 1999 ma è ancora molto attuale, culti, stregoni, pozioni e formule magiche ci intrappolano tuttora nella loro invisibile rete di menzogne, così Palahniuk ci svela la religione, l'oppio del popolo.
Decisamente consigliato, una lettura veloce ed entusiasmante come tutti i libri del nostro autore impregnati di attualità e critica verso un mondo che, se ci pensiamo bene, nessuno di noi vuole ma nessuno rifiuta.

- Valheesy -

25 ottobre 2013

L'Impero dei Vampiri - Recensione -

Gwendolyn Perrow vive in Cornovaglia con la sua migliore amica e la sua amata famiglia.E' una bambina dolce e spensierata finchè, quando inizia il suo percorso scolastico, si accorge di essere diversa dai suoi coetanei. Gwendolyn è una persona estremamente sensibile ed è per questo motivo che fin da piccola riusciva a vedere i mostruosi vampiri che la circondavano...
"L'Impero dei Vampiri, ovvero i vampiri dominano il mondo" di Pia Tampopo è un libro tutto da interpretare: possiamo mantenerci in superficie e leggerlo come un semplice romanzo di finzione, oppure possiamo cercare tra le righe e decifrarne le numerose metafore.
Nel racconto seguiremo tutta la vita della nostra protagonista Gwendolyn, una bambina che diventa adulta e che tenta di salvarsi da un mondo dominato dai mostri. I mostri della nostra storia non sono semplici vampiri con vestiti eleganti e proprietari di un antico castello, sono persone contaminate dalla superficialità ed hanno un aspetto assolutamente normale, ecco perchè sono così letali. Più sono potenti e più sembrano normali ai nostri occhi, sono banali persone e banali adolescenti avvelenati da un morbo che risucchierà tutta la loro linfa Vitale fino a renderli semplici involucri vuoti. La nostra eroina dovrà lottare contro il Nulla che invade la vita di tutti i giorni, si troverà a dover sconfiggere ogni giorno i demoni che popolano il pianeta e noi dovremmo cogliere il suo messaggio continuando a lottare contro i nostri di demoni imparando a non cadere nel baratro del Nulla che ormai ha corrotto gran parte della nostra esistenza.
Sta al lettore dunque interpretare le azioni di Gwendolyn e farne tesoro per il proprio futuro. Consiglio questa lettura soprattutto ai ragazzi, perchè possa accompagnarli ed aiutarli a pensare con la propria testa, a sfuggire da una vita vuota e senza valori.

- Valheesy -

24 ottobre 2013

L'Ombra del Vento - Recensione -

Nel 1945 a Barcellona Daniel Sempere e il suo malinconico padre gestiscono una semplice libreria. Un giorno il padre di Daniel lo accompagnerà in un luogo chiamato "il Cimitero dei Libri Dimenticati" dove suo figlio potrà sciegliere il libro che lo guiderà per il resto della sua vita. Il nostro eroe scoprirà entusiasmanti misteri di un passato perduto in una Barcellona mai vista prima.
"L'Ombra del Vento" di Carlos Ruiz Zafòn è un libro veramente completo, ricco di avventure, episodi drammatici, magia e soprattutto misteriosi segreti; il titolo paradossale già ci suggerisce una profonda riflessione e ci trasporta in un tempo nostalgico dove la vita era più semplice e dove i sentimenti erano più forti: il tempo del vero amore e della vera amicizia.
I personaggi variano dai ricchi benestanti agli umili lavoratori, ognuno ha una sua personalità e una propria storia che mano a mano si amplierà sempre di più fino a completare questo romanzo nei minimi dettagli. È così ricco di particolari, per l'appunto, che a distanza di anni faremo fatica a ricordare tutta la trama e saremo piacevolmente costretti a imbatterci in una rilettura di questo splendido libro. Ciò che lo rende così meraviglioso è proprio la sua sfuggevole entità, ogni qualvolta lo rileggeremo capteremo sempre qualche riflessione che prima non avevamo notato, è un libro che non finisce mai quasi come se fosse veramente magico. Questo testo sarà per noi come un caro amico, alla fine proveremo tutta la nostalgia e la malinconia che racchiude dentro di sè, e ci rattristerà continuare con la consapevolezza che ci stiamo avvicinando all'ultima pagina, come se fosse il capolinea di una vera e propria amicizia. Di certo non fa parte della cerchia dei classici ma parliamo comunque di un romanzo scritto bene, curato nei particolari della trama ben intrecciata e nella storia di ogni personaggio. In alcuni punti, per qualcuno, potrebbe sembrare anche banale ma credo che sia piacevole farsi trasportare da un libro che vuole parlare di emozioni, passioni e ... di libri.
Per concludere consiglio questo romanzo a chiunque voglia rilassarsi con una buona lettura senza pretendere troppo.

- Valheesy -

22 ottobre 2013

Storie di Ordinaria Follia - Recensione -

Storie di Ordinaria Follia - Erezioni Eiaculazioni Esibizioni di Charles Bukowski è una raccolta di racconti erotoci, fantasiosi e autobiografici.
Questo romanzo è caratterizzato da un linguaggio molto semplice, a tratti scurrile ma allo stesso tempo chiaro e conciso. Ci troviamo difronte a una lettura complicata per i disgustosi dettagli inerenti principalmente atti sessuali e violenze carnali alternati a nozioni sul migior metodo di scommessa sulle corse di cavalli.
Accompagnato dal già famoso nome dello scrittore, questo libro ha riscosso molto successo forse grazie anche alla nota trasgressiva che lo rende quasi un oggetto proibito. La cosa che più si avvicina al genere di questo romanzo è sicuramente uno schiaffo in pieno viso: senza peli sulla lingua il nostro autore ci propone una sfilata di racconti che descrivono la vita quotidiana di coloro che più hanno subito le intemperie della crisi economica del '29, usando il suo tipico linguaggio vivo e diretto. I suoi personaggi sono la feccia della società, coloro che più vengono emarginati, i più violenti e i più immorali; sono uomini e donne che non hanno resistito, sono rimasti inermi mentre il mondo attorno a loro cambiava così velocemente trovando nell'alchool e nel sesso l'unica risposta. Riflettendo su questo testo credo che potremmo capire il complicato meccanismo della società: trasgredire, distinguersi dalla massa, essere diversi e sopravvivvere sono le parole chiave di questi racconti che a molti disgustano, ma tutti li desiderano. Mescolando fantasia e realtà Bukowski ci dona un romanzo che potrete odiare o amare ma sicuramente lo ricorderete per sempre.

Un testo creato per provocare e che, a distanza di anni, colpisce ancora. 

- Valheesy -

21 ottobre 2013

Il Profumo - Recensione -


In una Parigi maleodorante del diciottesimo secolo nasce Jean-Baptiste Grenouille, un ragazzo solitario e taciturno che nella sua vita impara a conoscere l'odio e il disprezzo per tutti gli esseri umani. Egli però ha uno strano dono, ha un olfatto particolarmente sviluppato e passerà intere giornate a classificare ogni tipo di odore scoprendo di non averne uno personale. Grenouille così diventerà un freddo assassino in cerca del profumo perfetto creato con le sue stesse vittime.
"Il Profumo" di Patrick Suskind è un libro drammatico che ci affascina fin dalle prime pagine facendoci entrare nella folle mente del protagonista Grenouille. Egli è un uomo semplice a cui manca l'eleganza e la compagnia di un altro essere umano, viene abbandonato da tutti fin dalla sua nascita conoscendo solo l'odio e l'egoismo tipiche di un epoca tanto bella quanto spietata. Lui non parla mai se non per pronunciare semplici nomi di oggetti che distingue grazie all'odore, solo lui riesce a percepire la fragranza del legno, del mare, della terra e di ogni singola persona tranne la sua. Una spiacevole ironia quella del protagonista, colui che è schiavo degli odori non ne possiede uno proprio. Tra i profumi dell'epoca striscia l'ostentata voglia di sopravvivenza di Grenouille che succhia la linfa vitale della sua misera esistenza fino al midollo, inebriandosi tra le particelle odorose che inala a pieni polmoni come se fosse la sua ultima boccata di ossigeno; ed è così che inizia a immaginare la forma del proprietario di quella droga da lui così ambita, ma vuole di più. La sua geniale pazzia prende le redini della carne, l'assassino che è in lui cerca impaziente la fonte della sua estasi per riuscire a intrappolare quel profumo che l'ha fatto innamorare. Un'Amore puro, l'odore di quell'Amore che fa perdere i sensi e che riesce a insinuarsi dentro i nostri pensieri trasformandoci in primitivi comandati solo dagli istinti più primordiali. Grenouille non vuole fama e ricchezza, il suo sogno è creare il Profumo per eccellenza anche se per fare ciò dovrà sacrificare delle vite. Agisce in preda all'istinto senza comprendere il dolore che provoca perchè in lui non c'è sentimento.
Tra le parole del romanzo possiamo cogliere il frutto delle più profonde riflessioni del nostro autore che ci racconta la romantica storia di un'assassino, ci mostra l'importanza del sentimento dell'Amore ma anche della sua semplice caducità. Un'Amore desiderato da chiunque, anche dal più freddo omicida, un'egoismo intrinseco nella nostra natura e la debolezza propria della carne che non può competere con la forza dello spirito di un folle che non si farà mai comandare dal fato ma sarà sempre lui, o meglio l'Amore per se stesso, l'artefice del suo destino.
Un'assassino incapace di amare ma che non può rinunciare a quel sentimento, capiremo perché lui odia, perché uccide e perché vive e attraverso i suoi occhi capiremo perché noi stessi viviamo sopportando tutto l'odio e l'amore del mondo e infine rifletteremo sulla nostra specie limitata , sulla normalità e la monotonia di un esistenza senza senso dove l'unico a trovarlo è proprio il folle, colui che ha il coraggio di ammettere, di porsi domande e di mettere la parola fine quando realmente trova una fine, senza sottomettersi alle irrazionali regole del fato.
Ci troviamo difronte a un romanzo fuori dal comune, lo scrittore infatti ci propone una descrizione olfattiva invece che visiva imparando così a vedere anche con uno dei sensi ai quali, forse, diamo meno importanza. Una lettura consigliata perché veramente ben narrata e perché ci mostra un mondo nuovo che viene spesso sottovalutato: quello degli odori.

- Valheesy -


20 settembre 2013

American Psycho - Recensione

Patrick Bateman vive a Manhattan in un lussuoso appartamento arredato nei minimi dettagli con mobili e apparecchiature costosissime, lavora a Wall Street ed è laureato ad Harvard. Passa le sue nottate con i colleghi Timothy Price, David Van Patten, Craig McDermott e la fidanzata Evelyn Richards nei locali più alla moda tra cocaina e alcool. Sono tutti ricchissimi e superficiali, discutono di eleganti vestiti, ristoranti di lusso e di giovani donne 'corpoduro'. Patrick oltre ad essere bello, giovane e ricco ha molte piccole ossessioni come il suo aspetto fisico,il ristorante Dorsia, scoprire i misteri del portafoglio Fisher e restituire le videocassette pornografiche che noleggia ogni qual volta non riesca a vedere il suo programma preferito Patty Winters Show. Ma Patrick ha un oscuro segreto che solo lui conosce....
"American Psycho" di Bret Easton Ellis è un libro ambientato nell'America degli anni '80 che ne critica la superficialità esaltandola fino all'esasperazione.
Di giorno il nostro protagonista ci racconta nei minimi dettagli la sua routine elencando tutti i prodotti che usa per mantenere la sua pelle giovane e morbida, ci descrive gli allenamenti che compie per mantenere il suo corpo in forma smagliante e infine ci descrive i tessuti e le marche dei vestiti che indossa. Un elenco infinito di brand e dettagli di ogni genere che sottolineano la superficialità del suo mondo spietato. Tra Patrick e i suoi colleghi non c'è una vera amicizia, anzi fra di loro la maggior parte delle volte nemmeno si ascoltano perchè troppo impegnati a trovare qualche diffetto nelle cameriere 'corpoduro' o a bere un buon J&B on the rocks mentre criticano i loro simili. Anche con la fidanzata Evelyn il rapporto non è dei migliori, basato su del freddo sesso occasionale.
Quando cala la notte, Patrick toglie la maschera svelando tutte le sue perverse ossessioni e si trasforma in uno spietato serial killer di prostitute, donne e qualche antipatico yuppie. Un vortice di sesso, droga e sangue che lo inghiotte ogni giorno di più. La descrizione maniacale che ci propone B.E.Ellis è magnifica, riesce a farci percepire l'euforia del protagonista mentre stupra, tortura e uccide le sue vittime, riesce quasi a giustificare ogni suo gesto perverso. Un uomo che prova indifferenza durante ogni atto violento che compie è un uomo alienato dalla violenza fine a se stessa e dalla superficialità del mondo in cui vive, il suo sembra quasi un atto di sopravvivenza per non affogare in un mare gelido di persone senz'anima, solo il nostro protagonista sembra umano e solo lui sembra impazzire in una società consacrata nel consumismo mentre gli altri cedono all'omologazione. Ecco che ad un certo punto diventa quasi un eroe, l'unico che cerca di salvarsi, l'unico diverso tra gli unici.
Lo scrittore usa uno stile narrativo descrittivo in prima persona che ha come scopo immergere il lettore nella mente del protagonista fino nei suoi pensieri più oscuri alternando la lucidità del giorno con le sue meditazioni di autoanalisi, agli scatti di pazzia improvvisi della notte.
Ci troviamo difronte a un testo crudo nelle scene di sesso e violenza e a tratti autobiografico, come afferma Bret Easton Ellis in un'intervista, è consigliato agli amanti del genere che potranno aprezzare ogni riga senza trovare difficoltà nel leggere i dettagli degli omicidi e delle torture sanguinose.

-Valheesy-

16 settembre 2013

Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello - Recensione


Un anello, quattro Hobbit, due Umani, uno Stregone, un Elfo e un Nano sono i protagonisti dell'opera più travolgente del XX secolo. Nella Contea abitano gli Hobbit, creature cortesi e semplici che non hanno proprio voglia di intraprendere folli avventure per abbandonare la loro amatissima casa. Ma al povero Frodo Baggins toccò l'imprevedibile sorte dello zio, Bilbo, che gli donò un magico e pericoloso anello. Frodo così imparerà a conoscere la Terra di Mezzo e i loro abitanti in un'avventura pericolosa che lo porterà a contatto con forze maligne e potenti ma a cui dovrà resistere per sconfiggere Sauron, il signore del Male. 
"Il Signore degli Anelli-La Compagnia dell'Anello" è il primo volume di una delle opere più famose dell'autore Fantasy J.R.R. Tolkien. Potremmo paragonarlo a una moderna Odissea, un viaggio difficile che mette alla prova ogni personaggio mostrando tutte le loro debolezze e virtù. É un libro che ha molto da insegnare, un must che si legge indipendentemente dall'età perchè ad ogni fase della nostra vita può mostrare ciò che prima era ancora nascosto tra le sue pagine.
Da una parte il Bene e dall'altra il Male, un'eterna lotta che ci viene narrata sotto tutti i punti di vista fin da quando nasciamo, ma nessuno mai ce la racconta come il nostro Tolkien; una fiaba senza tempo ispirata a una cultura celtica ricca di magia, fantasia e semplicità ma che non ricade mai nel banale.
La difficoltà in questo genere di romanzi è la descrizione di creature e ambientazioni inesistenti che, se non si fa attenzione, possono cadere nell'inverosimile e togliere spessore realistico all'intero libro. Nella Compagnia dell'Anello questa spiacevole eventualità non si presenta affatto, anzi, l'autore ha creato un vero e proprio mondo e lo ha reso reale grazie alle svariate appendici dell'alfabeto, della ricostruzione cronologica delle ere della Terra di Mezzo, della mappa geografica della zona, della descrizione minuziosa di ogni paesaggio e di ogni personaggio, all'invezione di un vero e proprio calendario e grazie anche alle svariate poesie e canti che inserisce nel testo come per comunicarci un senso di realtà, come se, per un attimo, sentissimo il melodioso canto degli Elfi provenire dalla nostra finestra. 
Una peculiarità di questo romanzo sta nei temi affrontati da Tolkien ispirati alla morale cristiana e alle culture filandesi e celtiche, infatti i suoi personaggi sono da una parte onesti e leali e dall'altra corrotti dal Male. Esso è onnipresente ma identificabile, il che lo rende più semplice da affrontare unendo le forze della Compagnia. L'amicizia, la lealtà, l'amore, l'onestà, la morte e la speranza sono sempre presenti tra le righe di questo testo come in quelle di una fiaba e, come in una fiaba appunto, troviamo anche una morale che ci possa insegnare qualcosa di più sui valori della vita. 
É una lettura impegnativa e per molti, purtroppo, noiosa ma sicuramente è imperdibile. Una fiaba che il nostro Tolkien ha creato per colmare le lacune della tradizione inglese, una favola per grandi e bambini, una lettura che ci fa ritornare ad essere spensierati avventurieri di viaggi fantasiosi e senza tempo. 
Consigliato a tutti e , per chi non lo avesse ancora letto, obbligatorio!!

-Valheesy-

Guida Galattica per gli Autostoppisti - Recensione


Arthur Dent è un uomo come tanti che, all'improvviso, si ritrova a vivere un'avventura al limite dell'immaginabile. Questo grazie al suo amico Ford Prefect che si scopre non essere, al contrario, un terrestre come tanti, anzi un vero e proprio extraterrestre. Egli, grazie alla sua Guida Galattica lo accompagnerà in un viaggio attraverso l'Universo dove vivrà le più stravaganti imprese in compagnia dell'imprevedibile Zaphod Beeblebrox, il depresso automa Marvin e della bella Trillian.
"Guida Galattica per gli Autostoppisti" di Douglas Adams è un libro ironico, leggero, ma che nasconde ben più di ciò che può trasparire da una prima lettura. Lo scrittore, infatti, farcisce le sue pagine con una leggera satira, volta a far notare al lettore la ristrettezza di orizzonti, il consumismo sfrenato e molte altre follie tipiche della nostra società.
Oltre alle critiche volte al nostro sistema di vita, Adams cerca di far riflettere chi legge su argomenti semi-filosofici, come il significato ultimo dell'esistenza, sempre però con uno stile narrativo molto divertente e semplice. Difficilmente si troveranno all'interno del volume le "soluzioni" alle domande poste, l'autore lascia al lettore la libertà di rispondere in maniera autonoma. Crea, infatti, un percorso che, anche se non
sembra, ci accompagna ad una riflessione.
Ammirevole è anche la dose di inventiva che mette lo scrittore britannico nell'ideare piccole invenzioni che ampliano la realtà a cui siamo abituati, rendendola più futuristica, ma senza stravolgerla.
La lettura è consigliata a tutti quelli che vogliono immergersi in divertenti avventure ambientate in un universo futuristico, diverso però dagli stereotipi tipici dei grandi classici della fantascienza. E mi raccomando..."Don't Panic".

-Valheesy-