Miglior regia, miglior fotografia, migliori effetti speciali, miglior montaggio, miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e miglior colonna sonora sono i sette Oscar vinti dal film diretto da Alfonso Cuarón: Gravity.
Questo lungometraggio fantascientifico racchiude in sè una trama avvincente e moltissima suspance ottenuti con l'ausilio dello scenario totalmente ricreato a computer. Naturalmente le fotografie sono state fornite dalla NASA per ottenere l'effetto più realistico possibile, anche se gli esperti affermano di aver notato molteplici incongruenze con la vera esperienza spaziale che l'uomo ha vissuto.
Dall'incredibile opera di Kubrick 2001: Odissea Nello Spazio, la tecnologia ha fatto passi da gigante e questo film ce lo dimostra pienamente: lo spettatore proverà un senso di ansia e solitudine alternati al senso di sicurezza che l'astronauta, interpretato da George Clooney, ci trasmette. Il tutto grazie alla meravigliosa realtà che ci viene mostrata: una realtà relegata nella nostra fantasia ma che potrebbe somigliare molto a quella di Gravity.
Inevitabile richiamare per l'ennesima volta Kubrick, che ci ha fatto amare il suo cinema così fortemente legato alla fotografia. Anche in questo caso ogni scena di Gravity si potrebbe incorniciare: alcune scene ricordano la vita dell'uomo, il suo istinto di sopravvivenza che ci riporta allo status di animale quando il mondo era ancora avvolto dal mistero.
Il film sottolinea come ci sia un forte senso di solitudine nello spazio, vedremo la bravissima Sandra Bullock in uno stato di angoscia totale che avvolge chiunque diventi consapevole dell'immensità dell'universo, chiunque sia cosciente di morire solo.
Ricordiamo la scena in cui la donna astronauta rimane fluttuante in posizione fetale, circondata da tubi e fili come a ricordare la nascita di una piccola vita ancora dentro l'utero della madre; quando la stessa astronauta fuoriesce dall'acqua e a fatica si alza in piedi, come se fosse la prima volta, e guarda attorno a sè la natura incontaminata: sono riferimenti legati alla nostra condizione mortale che inizia quando mettiamo piede nel mondo sia come bambini, sia come uomo pensante a cui l'evoluzione ci ha portati. Un viaggio a ritroso che ci fa ricordare il nostro passato e la nostra natura, quando l'uomo non aveva potere di conoscere e sapere.
Oltre ad essere un film giustamente premiato per i suoi meravigliosi effetti speciali e per tutto il lavoro tecnico che ci sta dietro, direi che merita molto anche per il significato e le sensazioni che ad ognuno di noi trasmette. Certo non è perfetto a causa di alcune azioni irrealistiche, ma andando oltre credo si possa percepire un significato nascosto che non ha nulla a che fare con la razionale concretezza della realta, anzi, ci mostra come l'uomo si sia immerso nella tecnologia ma come inevitabilmente se ne ritrovi vittima, come sia ancora un animale pensante e mortale e come riesca a mantenere viva la speranza proprio grazie ai suoi istinti primitivi.
- Valheesy -
5 marzo 2014
3 marzo 2014
Mai 'na gioia - Chi non è mai riuscito a vincere l'Oscar
In mezzo a tutti questi euforici vincitori, troviamo anche il grande deluso della serata, Leonardo DiCaprio, forse in un angolino a leccarsi ancora le ferite. Nonostante le 4 nomination non è mai riuscito a stringere tra le mani l'Oscar; a lui è sempre toccato il compito di applaudire dalla platea i suoi amici/rivali, fingendo gioia per loro, senza poter mai salire sul palco per ritirare il premio. Se è vero il detto "mal comune mezzo gaudio" può però stare sereno, così come tutti i suoi fan: è decisamente in buona compagia.
John Travolta, sebbene sia stato nominato due volte per il premio come miglior attore protagonista, non ha mai portato a casa la statuetta, nemmeno per il cult Pulp Fiction; era il 1995 e il titolo gli fu strappato da Tom Hanks. Situazione analoga per Edward Norton, stesso numero di candidature e vittorie, così come, incredibilmente, per il mito James Dean.
Un'altra icona di Hollywood è ancora a bocca asciutta per quanto riguarda l'Oscar, Tom Cruise, che neppure con Top Gun è riuscito a vincere. Anche al bel Johnny Depp, ugualmente alla bravissima Michelle Pfeiffer, è toccata la stessa sorte, 3 nomination e nessuna statuetta da sfoggiare in bacheca.
Persino gli eclettici Bill Murray e Jim Carrey non sono mai riusciti a convincere l'Academy. Certo, sono lontani dalle logiche hollywoodiane e per questo non ci si aspettava di vederli candidati spesso (in realtà per il secondo non è mai accaduto), ma almeno un riconoscimento per alcuni film (Lost in Traslation per il primo, Truman Show e Man on The Moon per Carrey)se lo sarebbero meritato.
Nonostante le 3 nomination, neppure Sigourney Weaver è mai riuscita a vincere, neanche con Alien-Scontro finale. Quell'anno, il 1987, il premio lo vinse la quasi sconosciuta Marlee Matlin per Figli di un dio minore.
E che dire dell'icona Clint Eastwood? Nemmeno lui è mai riuscito a primeggiare nella corsa a miglior attore, certo a differenza loro può consolarsi con 5 Awards tra cui due per il miglior film e due per la miglior regia.
La lista sarebbe ancora lunga, citiamo anche Harrison Ford, Glenn Close, Julianne Moore, Brad Pitt, Liam Neeson, Meg Ryan e Samuel L. Jackson.
Ricordiamo, però, che l'immenso Christopher Plummer ha vinto la sua prima statuetta nel 2012 all'età di 83 anni, aprendo il discorso di ringraziamento con una frase che resterà memorabile: "Hai soltanto due anni più di me, cara... Dove sei stata tutta la mia vita?". Questo ci porta a non disperare, forse un giorno arriverà il grande momento per tutti.
- Oscar 2014 -
Nel 1999 Roberto Benigni vinse l'Oscar per il Miglior film straniero con La Vita è Bella, a distanza di 15 anni Paolo Sorrentino ripete il miracolo con La Grande Bellezza. La vittoria, annunciata da Ewan McGregor e Viola Davis, non era scontata ,afferma il regista, accenando ai temibili avversari.
Il premio più ambito come Miglior Film è stato assegnato a Steve McQueen, primo regista nero a ricevere questo riconoscimento, con 12 Anni Schiavo. Il regista britannico ha dedicato il premio a coloro che hanno dovuto sopportare la schiavitù affermando che "Tutti meritano di vivere, non solo di sopravvivere". Il film è tratto dall'autobiografia di Solomon Northup, un violinista nero che viene rapito e venduto come schiavo.
Angelina Jolie e Sidney Poitier consegnano l'Oscar per la Migliore Regia a Alfonso Cuarón, il primo regista latino a vincere questa categoria, per Gravity a cui vengono assegnati, inoltre, molti premi tecnici.
I migliori attori protagonisti sono Cate Blanchett in Blue Jasmine e Matthew McConaughey in Dallas Buyers Club. Leonardo DiCaprio, nonostante la sua esperienza e il suo talento, resta ancora a mani vuote.
Per la categoria Attrice non Protagonista viene premiata Lupita Nyong'o che ,nel suo bellissimo discorso, dice: "Questa statuetta è un simbolo, per ogni bambino: significa che non conta da dove vieni. I sogni si possono avverare". Jared Leto vince il premio di Miglior Attore non Protagonista per la parte del transessuale Rayon in Dallas Buyers Club. Jared nel suo commovente discorso dedica l'Oscar a sua madre, una donna forte e indipendente che gli ha insegnato a sognare; ma anche a tutti coloro che hanno subito delle ingiustizie dalle persone che non hanno mai imparato ad accettare la loro diversità.
Ecco tutti i vincitori:
Miglior film
12 anni schiavo di Steve McQueen
Migliore regia
Alfonso Cuarón per Gravity
Migliore attrice protagonista
Cate Blanchett per Blue Jasmine
Migliore attore protagonista
Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club
Migliore attrice non protagonista
Lupita Nyong'o (12 anni schiavo)
Migliore attore non protagonista
Jared Leto per Dallas Buyers Club
Migliore sceneggiatura non originale
John Ridley (12 anni schiavo)
Migliore sceneggiatura originale
Spike Jonze per Her
Miglior fotografia
Emmanuel Lubezki per Gravity
Migliore scenografie
Catherine Martin e Beverly Dunn (Il Grande Gatsby)
Miglior film straniero
La grande bellezza di Paolo Sorrentino (Italia)
Miglior film d'animazione
Frozen - Il regno di ghiaccio di Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho
Migliori effetti speciali
Tim Webber, Chris Lawrence, David Shirk e Neil Corbould per Gravity
Migliore montaggio
Alfonso Cuarón e Mark Sanger per Gravity
Miglior sonoro
Glenn Freemantle per Gravity
Miglior montaggio sonoro
Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro per Gravity
Miglior colonna sonora
Steven Price per Gravity
Miglior canzone originale
Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez per Let It go (Frozen - Il regno di ghiaccio)
Miglior trucco e acconciature
Adruitha Lee e Robin Mathews per Dallas Buyers Club
Migliori costumi
Catherine Martin e Beverley Dunn per Il Grande Gatsby
Miglior documentario
20 Feet from Stardom di Morgan Neville, Gil Friesen e Caitrin Rogers
Miglior corto documentario
The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed
Miglior cortometraggio
Helium di Anders Walter e Kim Magnusson
Miglior cortometraggio d'animazione
Mr. Hublot di Laurent Witz e Alexandre Espigares
Il premio più ambito come Miglior Film è stato assegnato a Steve McQueen, primo regista nero a ricevere questo riconoscimento, con 12 Anni Schiavo. Il regista britannico ha dedicato il premio a coloro che hanno dovuto sopportare la schiavitù affermando che "Tutti meritano di vivere, non solo di sopravvivere". Il film è tratto dall'autobiografia di Solomon Northup, un violinista nero che viene rapito e venduto come schiavo.
Angelina Jolie e Sidney Poitier consegnano l'Oscar per la Migliore Regia a Alfonso Cuarón, il primo regista latino a vincere questa categoria, per Gravity a cui vengono assegnati, inoltre, molti premi tecnici.
Per la categoria Attrice non Protagonista viene premiata Lupita Nyong'o che ,nel suo bellissimo discorso, dice: "Questa statuetta è un simbolo, per ogni bambino: significa che non conta da dove vieni. I sogni si possono avverare". Jared Leto vince il premio di Miglior Attore non Protagonista per la parte del transessuale Rayon in Dallas Buyers Club. Jared nel suo commovente discorso dedica l'Oscar a sua madre, una donna forte e indipendente che gli ha insegnato a sognare; ma anche a tutti coloro che hanno subito delle ingiustizie dalle persone che non hanno mai imparato ad accettare la loro diversità.
Ecco tutti i vincitori:
Miglior film
12 anni schiavo di Steve McQueen
Migliore regia
Alfonso Cuarón per Gravity
Migliore attrice protagonista
Cate Blanchett per Blue Jasmine
Migliore attore protagonista
Matthew McConaughey per Dallas Buyers Club
Migliore attrice non protagonista
Lupita Nyong'o (12 anni schiavo)
Migliore attore non protagonista
Jared Leto per Dallas Buyers Club
Migliore sceneggiatura non originale
John Ridley (12 anni schiavo)
Migliore sceneggiatura originale
Spike Jonze per Her
Miglior fotografia
Emmanuel Lubezki per Gravity
Migliore scenografie
Catherine Martin e Beverly Dunn (Il Grande Gatsby)
Miglior film straniero
La grande bellezza di Paolo Sorrentino (Italia)
Miglior film d'animazione
Frozen - Il regno di ghiaccio di Chris Buck, Jennifer Lee e Peter Del Vecho
Migliori effetti speciali
Tim Webber, Chris Lawrence, David Shirk e Neil Corbould per Gravity
Migliore montaggio
Alfonso Cuarón e Mark Sanger per Gravity
Miglior sonoro
Glenn Freemantle per Gravity
Miglior montaggio sonoro
Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead e Chris Munro per Gravity
Miglior colonna sonora
Steven Price per Gravity
Miglior canzone originale
Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez per Let It go (Frozen - Il regno di ghiaccio)
Miglior trucco e acconciature
Adruitha Lee e Robin Mathews per Dallas Buyers Club
Migliori costumi
Catherine Martin e Beverley Dunn per Il Grande Gatsby
Miglior documentario
20 Feet from Stardom di Morgan Neville, Gil Friesen e Caitrin Rogers
Miglior corto documentario
The Lady in Number 6: Music Saved My Life di Malcolm Clarke e Nicholas Reed
Miglior cortometraggio
Helium di Anders Walter e Kim Magnusson
Miglior cortometraggio d'animazione
Mr. Hublot di Laurent Witz e Alexandre Espigares
19 febbraio 2014
RoboCop (2014) - Recensione
Il RoboCop di Paul Verhoeven è sicuramente qualcosa d'inavvicinabile, qualcosa che si avvicina al divino. Un film che miscela in maniera perfetta più elementi: non solo fantascienza e azione, ma anche critica sociale, satira, ironia e cinismo. In poche parole, nessun remake potrà mai superarlo.
Il lavoro di Josè Padilha (Tropa de Elite) non è, però, tutto da buttare via, cosa alquanto sorprendente visto il terreno pericoloso su cui si muoveva. Non tutto funziona, questo è certo, ma qualcosa sì. E' ottima la regia delle scene d'azione e il cast, con particolare riferimento al redivivo Michael Keaton, Samuel L. Jackson e Gary Oldman. Inoltre, novità interessante, è l'elemento del libero arbitrio, su cui verte la prima parte del film dove si scopre che il protagonista, sostanzialmente, non è libero di fare ciò che crede, ma è continuamente monitorato e, se necessario, spento.
Il regista brasiliano non si limita a ricreare il prodotto di Verhoeven, questo RoboCop ha anche il suo punto di vista. E' un film incalzante, volto più alla verosimiglianza e il cui fulcro emotivo ruota attorno a un senso di smarrimento ed estraneità.
Il lavoro di Padilha, oltre a essere un buon film d'azione che intrattiene lo spettatore, non perde quella vena critica di cui era pregno il precedente. Questa però viene espressa solo negli intermezzi in cui appare il giornalista interpretato da Samuel L. Jackson, per il resto la pellicola è decisamente più tradizionale e meno coraggiosa rispetto al lungometraggio anni '80.
Certamente c'è chi può pensare che riproporre questo capolavoro del passato sia sbagliato, un po' perchè reputa l'originale intoccabile, un po' perchè un robot giustiziere, ai giorni nostri, ricorda il più glamour Iron Man. Le due pellicole hanno, però, delle discrepanze notevoli; solo se li osserviamo superficialmente potremmo accomunare i due prodotti, esattamente come, allo stesso modo, potremmo accomunare Indipendence Day con World Invasion.
In conclusione, questo nuovo RoboCop è una pellicola, tutto sommato, discreta. Andrebbe vista, cercando però di distaccarsi dall'originale per gustare meglio alcuni nuovi elementi anche perchè, senza dubbio, come film d'azione è valido.
-D.R.Cobb-
Il lavoro di Josè Padilha (Tropa de Elite) non è, però, tutto da buttare via, cosa alquanto sorprendente visto il terreno pericoloso su cui si muoveva. Non tutto funziona, questo è certo, ma qualcosa sì. E' ottima la regia delle scene d'azione e il cast, con particolare riferimento al redivivo Michael Keaton, Samuel L. Jackson e Gary Oldman. Inoltre, novità interessante, è l'elemento del libero arbitrio, su cui verte la prima parte del film dove si scopre che il protagonista, sostanzialmente, non è libero di fare ciò che crede, ma è continuamente monitorato e, se necessario, spento.
Il regista brasiliano non si limita a ricreare il prodotto di Verhoeven, questo RoboCop ha anche il suo punto di vista. E' un film incalzante, volto più alla verosimiglianza e il cui fulcro emotivo ruota attorno a un senso di smarrimento ed estraneità.
Il lavoro di Padilha, oltre a essere un buon film d'azione che intrattiene lo spettatore, non perde quella vena critica di cui era pregno il precedente. Questa però viene espressa solo negli intermezzi in cui appare il giornalista interpretato da Samuel L. Jackson, per il resto la pellicola è decisamente più tradizionale e meno coraggiosa rispetto al lungometraggio anni '80.
Certamente c'è chi può pensare che riproporre questo capolavoro del passato sia sbagliato, un po' perchè reputa l'originale intoccabile, un po' perchè un robot giustiziere, ai giorni nostri, ricorda il più glamour Iron Man. Le due pellicole hanno, però, delle discrepanze notevoli; solo se li osserviamo superficialmente potremmo accomunare i due prodotti, esattamente come, allo stesso modo, potremmo accomunare Indipendence Day con World Invasion.
In conclusione, questo nuovo RoboCop è una pellicola, tutto sommato, discreta. Andrebbe vista, cercando però di distaccarsi dall'originale per gustare meglio alcuni nuovi elementi anche perchè, senza dubbio, come film d'azione è valido.
-D.R.Cobb-
La Morte ha Freddo - Recensione -
Phoebe Maybury vive con due amiche nella sua tenuta circondata da una bellissima campagna inglese. La vita per le tre donne non è semplice, vittime di razzismo e discriminazioni cercano la tranquillità rinchiudendosi nella fortezza di Streech Grange. Purtroppo la sfortuna continua a perseguitarle quando il giardiniere Fred ritrova nella ghiacciaia un cadavere in decomposizione...Vincitore del premio John Creasey nel 1992 come miglior opera prima, La Morte Ha Freddo di Minette Walters è un giallo intrigante e ben sviluppato che, purtroppo, è stato sottovalutato dal mercato italiano.
Il paesino dove vivono Phoebe, Anne e Diana è un luogo che ospita cittadini bigotti e inclini a farsi persuadere dalle maldicenze; le tre donne rappresentano ciò che è diverso e controcorrente, vivono da sole e sono divorziate con dei figli ormai abbastanza grandi da poter vivere per conto loro, così vengono eticchettate come "streghe" e "lesbiche". I paesani vedono ciò che vogliono vedere, per questo le protagoniste non perdono tempo a convincere gli altri di non essere come vengono descritte, anzi, giocano con loro senza né smentire né confermare le loro ipotesi.
Phoebe venne perseguitata quando dieci anni fa suo marito scomparve, le prove della sua morte non furono mai rinvenute ma tutti pensano che sia lei l'assassina. Diana e Anne si presero cura di lei e la aiutarono ad affrontare la situazione, mentre la polizia e gli abitanti del paese la coprivano di insulti e bisbigli sgradevoli.
Il profilo psicologico dei personaggi che popolano il romanzo è ben delineato, anche di coloro che compaiono raramente. La trama ingrana molto bene, rapisce il lettore che cerca di trovare una falla e di risolvere il caso, ma l'autrice ci stupirà con dei fantastici colpi di scena.
Un giallo a cui non manca niente: è intelligente ricco di atmosfere gotiche, descrizioni vivide, intrecci, suspance e un particolare disprezzo per lo sciovinismo maschile che esalta l'opera nella sua unicità.
- Valheesy -
17 febbraio 2014
17 Febbraio - Giornata Mondiale del Gatto -
La Festa del Gatto è nata in Italia nel 1990, venne scelto il giorno 17 Febbraio dalla signora Oriella Del Col per una serie di motivazioni che resero questo giorno il più adatto in assoluto. Febbraio è il mese dedicato al segno zodiacale dell'Acquario che, proprio come i nostri amici felini, è caratterizzato da un temperamento libero e anticonformista; ma tra i detti popolari il mese di Febbraio era considerato anche un periodo oscuro collegato alla magia e alle streghe.
La spiacevole fama di portasfortuna che accompagna il numero 17 da secoli è data dal suo anagramma in numeri romani: XVII diventa VIXI ovvero "sono vissuto". Perciò questo numero si adatta perfettamente al sinuoso animale che condivide la sua stessa cattiva sorte e la sua stessa coppia numerica: 1 vita per 7 volte.
Ecco qualche libro che ci permette di festeggiare al meglio questa festa ancora poco conosciuta.
Luis Sepulveda ci ha omaggiati con due titoli molto famosi: Il primo si intitola Storia di una Gabbianella e del Gatto Che Le Insegnò a Volare del 1996, che tratta la dolce storia di un gatto che si prese cura di un piccolo gabbiano, il secondo, Storia di un Gatto e del Topo Che Diventò Suo Amico del 2012, narra la storia del gattino Mix che, in cerca di attenzioni dal suo padrone troppo occupato a causa del lavoro, trova un nuovo amico nel topolino Mex.
Il Gatto Con Gli Stivali e Tante Altre Storie di Gatti è una raccolta che contiene la famosa fiaba di Perrault e tanti altri brani con i gatti come protagonisti.
Gatti Molto Speciali è un breve romanzo di Doris Lessing dove descrive la sua esperienza con i gatti e cerca di entrare nella loro mente svelandoci le emozioni di questi meravigliosi animali.
Tosca dei Gatti di Gina Lagorio è un romanzo vincitore nel 1984 del Premio Viareggio. La protagonista è Tosca, una donna sola e infelice che passa la sua vita in una località balneare assieme ai suoi figli: i gatti. Le persone del paese riempiono di maldicenze e stereotipi la vita della povera Tosca finchè non riuscirà a riscattarsi trovando dei buoni amici con cui passare l'ultimo periodo della sua vita.
La spiacevole fama di portasfortuna che accompagna il numero 17 da secoli è data dal suo anagramma in numeri romani: XVII diventa VIXI ovvero "sono vissuto". Perciò questo numero si adatta perfettamente al sinuoso animale che condivide la sua stessa cattiva sorte e la sua stessa coppia numerica: 1 vita per 7 volte.
Ecco qualche libro che ci permette di festeggiare al meglio questa festa ancora poco conosciuta.
Luis Sepulveda ci ha omaggiati con due titoli molto famosi: Il primo si intitola Storia di una Gabbianella e del Gatto Che Le Insegnò a Volare del 1996, che tratta la dolce storia di un gatto che si prese cura di un piccolo gabbiano, il secondo, Storia di un Gatto e del Topo Che Diventò Suo Amico del 2012, narra la storia del gattino Mix che, in cerca di attenzioni dal suo padrone troppo occupato a causa del lavoro, trova un nuovo amico nel topolino Mex.Il Gatto Con Gli Stivali e Tante Altre Storie di Gatti è una raccolta che contiene la famosa fiaba di Perrault e tanti altri brani con i gatti come protagonisti.
Gatti Molto Speciali è un breve romanzo di Doris Lessing dove descrive la sua esperienza con i gatti e cerca di entrare nella loro mente svelandoci le emozioni di questi meravigliosi animali.
Tosca dei Gatti di Gina Lagorio è un romanzo vincitore nel 1984 del Premio Viareggio. La protagonista è Tosca, una donna sola e infelice che passa la sua vita in una località balneare assieme ai suoi figli: i gatti. Le persone del paese riempiono di maldicenze e stereotipi la vita della povera Tosca finchè non riuscirà a riscattarsi trovando dei buoni amici con cui passare l'ultimo periodo della sua vita.
Il Maestro e Margherita - Recensione -
Il Maestro e Margherita di M. Bulgakov è un romanzo senza etichette: filosofia, amore, fantasia, religione e critica sociale sono il mix di argomenti che lo rendono così unico.
Si divide in due parti: la prima narra le vicende di Satana e la sua combriccola di strani personaggi. La confusionaria compagnia metterà a soqquadro le fragili menti dei moscoviti rovinando così l'ordine pubblico della russia comunista e la reputazione dei personaggi più importanti della città.
La seconda parte riguarda la storia di Margherita e del suo grande amore, il maestro. Anche lei avrà l'onore di incontrare il diavolo in persona, anzi sarà proprio lui a dare una seconda possibilità all'amore proibito nato tra i due.
Il diavolo di Bulgakov non è una grossa bestia rossa, maligna e con due paia di corna, al contrario Woland ha sembianze umane, uno spirito calmo e saggio che riesce a vincere ogni discorso usando la più fine dialettica. Egli spoglia l'anima di chi lo incontra e sa punire i furfanti della città usando i suoi "trucchi" di magia; inoltre non è un antagonista di Dio, anzi, potremmo definirlo un suo complice.
Il maestro è una persona introversa e solitaria vittima del regime stalinista. Colpito dall'amore per una donna sposata, il mistero che lo circonda resterà vivo per sempre, non conosceremo mai il suo nome e nemmeno il suo passato perché la vita del maestro ebbe inizio con l'amore per Margherita.
Margherita è una donna forte, bella e intelligente, non ha mai conosciuto la felicità finché i suoi occhi non si sono posati su di lui.
Margherita è una donna forte, bella e intelligente, non ha mai conosciuto la felicità finché i suoi occhi non si sono posati su di lui.
Il popolo moscovita e i vari personaggi citati sono tutti bravi
cittadini che lottano contro Woland, cercano di smascherare i suoi trucchi, i suoi servitori e le sue parole anche a costo di essere trascinati in clinica per pazzia. Ma l'unico vincitore, l'unico che ha compreso la grande verità che, solo il diavolo sa perché l'ha assistita in prima persona, è il maestro. Sarà l'intelligenza ad essere premiata, la furbizia, l'intuizione che solo lui è riuscito ad avere anche se mai avrebbe potuto vederla con i suoi occhi. Ma questa sua grande genialità sarà anche la sua stessa rovina che lo trascinerà ai piedi del manicomio, colui che porta la verità alla luce verrà maledetto con una morte simbolica: rinchiuso in clinica il suo talento di scrittore verrà fermato. Ecco che il maestro diventa in qualche modo un alterego di Gesù, o Jeshua Hanozri come nel libro del Maestro, un ribelle agli occhi di tutti ma non agli occhi dei suoi discepoli. Il romanzo scritto da lui stesso su Ponzio Pilato e il processo al filosofo Jeshua Hanozri si intreccia con la storia del Maestro e Margherita, e proprio come il Messia anche lui troverà i suoi accoliti.
La responsabilità verso la verità, la potenza del pensiero e dello spirito in un epoca di prigionia e il rapporto tra bene e male sono degli aspetti fondamentali trattati nel romanzo dello scrittore russo. Fin da subito ci accorgiamo che questo libro è stato influenzato dal Faust di Goethe sia per gli argomenti che vengono alla luce, sia per l'epigrafe tratta da una famosa frase dell'opera.
Una profonda allegoria religiosa che si trasforma in satira politica accompagna le vicende di Woland, Azazello, Korov'ev e Behemot; ma soprattutto balza agli occhi la pungente denuncia nei confronti dell'élite letteraria del MASSOLIT composta da mediocri poeti e finti intellettuali. L'unico membro del MASSOLIT che riuscirà a sfuggire da questa pomposa illusione è Ivan Bezdomnyj, un poeta autore di cattivi versi che smetterà di fare ciò che non sa fare e si legherà spiritualmente al Maestro. Oltre alle vicende del discepolo Ivan, lo scrittore ci impartirà un'altra lezione propedeutica mostrandoci come la mano umana abbia modificato le origini del cristianesimo.
Un libro indubbiamente difficile e complesso ma immancabile nelle librerie degli amanti della letteratura russa.
- Valheesy -
cittadini che lottano contro Woland, cercano di smascherare i suoi trucchi, i suoi servitori e le sue parole anche a costo di essere trascinati in clinica per pazzia. Ma l'unico vincitore, l'unico che ha compreso la grande verità che, solo il diavolo sa perché l'ha assistita in prima persona, è il maestro. Sarà l'intelligenza ad essere premiata, la furbizia, l'intuizione che solo lui è riuscito ad avere anche se mai avrebbe potuto vederla con i suoi occhi. Ma questa sua grande genialità sarà anche la sua stessa rovina che lo trascinerà ai piedi del manicomio, colui che porta la verità alla luce verrà maledetto con una morte simbolica: rinchiuso in clinica il suo talento di scrittore verrà fermato. Ecco che il maestro diventa in qualche modo un alterego di Gesù, o Jeshua Hanozri come nel libro del Maestro, un ribelle agli occhi di tutti ma non agli occhi dei suoi discepoli. Il romanzo scritto da lui stesso su Ponzio Pilato e il processo al filosofo Jeshua Hanozri si intreccia con la storia del Maestro e Margherita, e proprio come il Messia anche lui troverà i suoi accoliti.
La responsabilità verso la verità, la potenza del pensiero e dello spirito in un epoca di prigionia e il rapporto tra bene e male sono degli aspetti fondamentali trattati nel romanzo dello scrittore russo. Fin da subito ci accorgiamo che questo libro è stato influenzato dal Faust di Goethe sia per gli argomenti che vengono alla luce, sia per l'epigrafe tratta da una famosa frase dell'opera.
Una profonda allegoria religiosa che si trasforma in satira politica accompagna le vicende di Woland, Azazello, Korov'ev e Behemot; ma soprattutto balza agli occhi la pungente denuncia nei confronti dell'élite letteraria del MASSOLIT composta da mediocri poeti e finti intellettuali. L'unico membro del MASSOLIT che riuscirà a sfuggire da questa pomposa illusione è Ivan Bezdomnyj, un poeta autore di cattivi versi che smetterà di fare ciò che non sa fare e si legherà spiritualmente al Maestro. Oltre alle vicende del discepolo Ivan, lo scrittore ci impartirà un'altra lezione propedeutica mostrandoci come la mano umana abbia modificato le origini del cristianesimo.
Un libro indubbiamente difficile e complesso ma immancabile nelle librerie degli amanti della letteratura russa.
- Valheesy -
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