30 maggio 2014

Premio Campiello 2014

Oggi Venerdì 30 Maggio 2014 a Padova sono stati scelti i cinque finalisti del Premio letterario Campiello promosso da Confindustria Veneto:

1. Michele Mari con "Roderick Duddle" (Einaudi) primo della lista con 8 voti.









2. Mauro Corona con "La Voce Degli Uomini Freddi" (Mondadori) con 6 voti.









3. Giorgio Fontana con "Morte Di Un Uomo Felice" (Sellerio) con 6 voti.









4. Fausta Garavini con "Le Vite Di Monsu' Desiderio" (Bompiani) passata con la seconda votazione.








5. Giorgio Falco con "La Gemella H" (Einaudi) passato alla seconda votazione.









La Giuria di quest'anno è presieduta da Monica Guerritore e composta da Riccardo Calimani, Philipper Daverio, Paola Italia, Nicoletta Maraschio, Luigi Matt, Salvatore Silvano Nigro, Ermanno Paccagnini, Silvio Ramat, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.

Il Premio Campiello Opera Prima è andato a Stefano Valenti con "La Fabbrica del Panico" (Feltrinelli). 

27 maggio 2014

Fuori Scena - Recensione -

Gina Lagorio è uno degli esempi più raffinati di letteratura di genere in Italia, la sua costante ricerca della conoscenza ci ha potuto offrire una moltitudine di opere tra poesia, narrativa, teatro e critica.
I suoi romanzi affrontano la quotidiana drammaticità della vita con temi quali il rapporto madre - figlia, l'amore per la terra natia delle Langhe e un naturale bisogno di autoanalisi su temi esistenziali come la morte, l'amore e la continua ricerca della verità. 
"Fuori Scena" è un romanzo del 1979 dove la nostra scrittrice fa ampio sfoggio delle sue abilità e della sua scelta stilistica.
La protagonista Elena è un'attrice di successo fidanzata con Marco, un amante egoista e infedele, con cui condivide una casa assieme anche alla figlia Nora, nata dopo un matrimonio fallito.
Elena ha vissuto la sua infanzia a Cherasco, dove ritornerà per sfuggire alla frenetica ma noiosa vita di Roma, e dove incontrerà il suo caro amico Dino.
L'amore sarà una costante drammatica di questo meraviglioso libro con la quale l'autrice, attraverso la protagonista femminile Elena, ci condurrà per mano in un vortice di riflessioni atti a far riflettere a sua volta il lettore stesso sulla vita e le sue emozioni.
Elena a Roma vive come se continuasse un'infinita recita, tutto intorno a lei le sembra falso e informe, anche la sua salute sembra voler contribuire ad alimentare questo caos. L'attrice così decide di tornare a Cherasco, il suo paese natale. Una nuova Elena fiorisce tra i ricordi della sua infanzia condivisi con Dino, il suo più caro amico alter ego dell'amante Marco. L'aria del paese sembra aver installato un barlume di giovane speranza nel cuore della bella Elena: migliora il rapporto con sua figlia Nora e pian piano si convince della falsità del sentimento condiviso con Marco.
Elena percepisce che quel viaggio ha cambiato qualcosa in lei, il paese della sua giovinezza è l'emblema della sua felicità. Nella terra natale, nella solidità delle sue radici la protagonista ha potuto trovare l'ispirazione per cominciare il viaggio verso la sua felicità più intima. Per Dino invece il paese resta simbolo di conservazione e difesa contro il progresso e nido di ricordi vecchi, stanchi quanto se stesso. Elena sfrutterà l'essenza del paese per ringiovanire e accedere al segreto dell'esistenza, della verità e del divino, mentre Dino resterà chiuso in una filosofia deleteria di morte.
Il titolo "Fuori Scena" si tramuta facilmente in una metafora che porta la protagonista ancora fragile fuori dal mondo fasullo del teatro e della mondanità trasportandola alle sue origini come donna forte e cosciente di sè.
Gina Lagorio è brillante nella sua scrittura chiara e concisa con cui riesce a descrivere argomenti così astratti come i sentimenti. Il vero protagonista del romanzo, infatti, è proprio il sentimento concepito come quel soggetto che che ci fa sentire, percepire il nostro essere vivi.
L'amore per le proprie origini come memoria costante di sè, il rapporto madre - figlia prima amaro poi dolce e il sentimento sofferto e dolorante di due amanti sono la malinconica cornice di "Fuori Scena" che rendono questo testo un romanzo pieno e completo.

- Valheesy -

6 maggio 2014

To Rome With Love - Recensione

A dare giudizi sintetici si sbaglia sempre, è giusto motivare ogni critica, bella o buona che sia, eppure questo film si presta ad una valutazione sommaria: brutto. 
È strano dirlo, visto che si parla di Woody Allen, certamente normale, altrimenti l'assioma "anche i migliori sbagliano" verrebbe clamorosamente smentito. 
Ad ogni modo, dato che ci piace essere esaustivi, passiamo all'analisi dettagliata.
To Rome With Love crea una stupenda cartolina della Città Eterna, grazie alla calda fotografia di Darius Khondji. Purtroppo le note positive si chiudono qua, sempre se non contiamo due o tre battute riuscite di Allen che, in una commedia, risultano poche; indubbiamente più un difetto che un pregio.
Ciò che sorprende di più in questo film, negativamente, è la trama in sé, un intreccio di storie banali e non divertenti, oltre alla scarsa caratterizzazione dei personaggi, cosa nel quale il cineasta statunitense è in realtà maestro. I soggetti risultano ridicoli e stereotipati: abbiamo la classica madre italiana, in stile anni 50, che difende il figlio maschio a spada tratta; una coppia di ingenui sposini provincialotti del tutto anacronistici (per quanto possa essere un omaggio alla nostra commedia anni 60), in aggiunta cornuti e contenti; un accenno di alta borghesia snob accompagnata da studenti intellettualoidi; per concludere, un'accozzaglia di ladruncoli, popolani e immancabili accenti pseudo meridionali.
Anche le musiche non convincono, così come i luoghi, altamente turistici, e il cast che, salvando Benigni e qualche buona interpretazione degli statunitensi, pesca dai Cesaroni così come da fiction e film di scarso valore. 
Per fortuna troviamo anche qualcosa del solito Allen, dalla pioggia che crea intimità alle nevrosi, la scoperta del sesso e i tradimenti; arriva addirittura ad auto citarsi con la malinconia di Melpomene. Il film resta però debole, una rappresentazione, tutta a stelle e strisce, di ciò che è Roma e il nostro Paese con una visione puramente da regista-turista. Certo l'intenzione è abbastanza chiara dato l'avvio del film, "Nel blu dipinto di blu" e il vigile che accoglie lo spettatore e pronto a fargli da guida tra le storie che egli osserva. Debole è anche la giustificazione di Woody Allen secondo cui To Rome With Love doveva essere solo un'opera di puro intrattenimento, senza intenti critici, dove si è fatto trasportare dall'energia dei luoghi. 
Alla fine del film, che arriva come una sorta di liberazione, giunge comunque la speranza che il regista statunitense ci riprovi; un personaggio ci svela che ci sono ancora molte altre storie da raccontare su Roma e che forse, in futuro, lo farà. In tal caso, ci auguriamo che Allen ritrovi la vera ispirazione e rimetta i panni di cineasta di talento, regalandoci così un'opera degna di lui e della nostra Capitale. 

-D.R.Cobb-

2 maggio 2014

Il Potere e La Gloria - Recensione -

Il torrido Messico degli anni '40, la libertà di esprimere il nostro essere e le scelte che la vita ci costringe a fare sono i temi principali di questo dramma.
L'afa soffocante e un sole spietatamente caldo fanno da sfondo a Il Potere e La Gloria di Graham Greene dove impareremo ad amare un prete che si confronterà con il suo essere uomo e con una guerra che, prima di essere sociale e politica, è privata e spirituale. Il percorso di una persona altamente religiosa caduta nella tentazione dei vizi che ci accolgono ogni giorno: la lussuria e l'alcool sono i peccati che tormenteranno il Padre dell'acquavite. la particolarità di questo personaggio sta proprio nella sua umanità, come Gesù si è fatto uomo anche il prete cade nelle debolezze tipiche della nostra natura, debolezze che però lo rendono più vero di molti altri clericali. Non tutti amano il passato deprorevole di quest'uomo, tutti gli puntano il dito contro, ma quando anche l'ultimo prete avrà lasciato la sua fede sarà lui l'unico a poter confessare l'anima del prossimo corpo morente. Viene accolto nei villaggi mentre scappa da una realtà che non lo vuole, ma incontrerà Giuda colui che tradirà la sua fiducia. Il meticcio dai canini sporgenti è un personaggio importante che farà riflettere ancora di più il protagonista sul suo cammino terreno e spirituale, anche la figlia sicura di sè e disinibita farà tribolare le sue notti insonni. 
Il mondo di Greene è un mondo senza Dio dove ogni buon uomo è abbandonato a se stesso senza perdoni o redenzioni ma in balia dei peccati e del senso di colpa. Leggere questo libro significa guardare e capire il percorso religioso di un umile cristiano, aprire gli occhi difronte alla spietata realtà della dittatura come sinonimo di assenza di libertà e vedere realmente la fine di ogni cosa perchè nessuno capisce meglio la morte di chi la guarda in faccia ogni giorno.

- Valheesy -